570470507213052 “Davide e Golia”, l’ascolto corre sul filo del telefono - Caritas Vicenza

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“Davide e Golia”, l’ascolto corre sul filo del telefono

“Davide e Golia”, l’ascolto corre sul filo del telefono

La salute mentale può essere messa a dura prova in questo periodo di paura su scala planetaria. Chi se ne occupa, dunque, non può abbassare la guardia. Anzi, ha un compito ancora più importante, perché, per forza di cose, i rapporti da diretti sono passati a distanza. Oggi, infatti, corrono sul filo del telefono: questo l’unico contatto che, al tempo della sospensione di qualsiasi incontro o assembramento per via del coronavirus, continua a dare linfa al progetto “Davide e Golia”, attuato nelle sedi di Piazzola sul Brenta (PD) e Malo (VI) dagli operatori dell’Associazione Diakonia Onlus, braccio operativo di Caritas Diocesana Vicentina, e dai numerosi volontari che li coadiuvano.

“Seguiamo circa 30 persone con disagio psichico, provenienti nell’88% dei casi dal Centro di Salute Mentale di Cittadella e per il resto da situazioni non certificate o seguite da professionisti privati – spiega il responsabile della sede di Piazzola sul Brenta, Nicola Milani -. Essendo sospesi gli incontri, le sentiamo settimanalmente al telefono o attraverso whatsapp o ancora in videochiamata: facciamo circa 15 colloqui al giorno, per sapere come stanno, ma anche per sostenere i loro famigliari, che in questo periodo si trovano ad assisterle 24 ore su 24, mentre prima almeno una parte della giornata la trascorrevano con i servizi, tra cui il nostro. Possiamo dire che, paradossalmente, per alcuni di loro questo isolamento non è particolarmente pesante, perché già vivevano in una sorta di isolamento dal mondo. Il nostro compito, nei confronti loro e di quelli che invece soffrono maggiormente, è quello di continuare a farli sentire parte di una comunità e mantenerli attivi: ad esempio, consigliamo loro di fare almeno una passeggiata al giorno all’aperto, rispettando quanto disposto dalla recente direttiva del Prefetto di Vicenza, che ha considerato una necessità, entro la distanza massima di un chilometro dalla propria abitazione, gli spostamenti di persone affette da autismo, disturbi del comportamento o patologie psichiatriche. Lo consigliamo per stemperare e prevenire l’aumento di tensioni, stati di ansia e angoscia dovuti ai rapporti forzati, a volte conflittuali, vissuti in famiglia e al senso di reclusione che in questo periodo prolungato di quarantena proviene dal continuo ‘megafono mediatico’ che viaggia attraverso TV, smartphone e social”.

Anche a Malo, dove le persone accompagnate sono quasi 50, i colloqui telefonici si svolgono in maniera regolare, come racconta la responsabile Federica Filippi: “Riceviamo dalle 5 alle 8 chiamate al giorno, anche nel weekend. Contattiamo anche chi non ci cerca direttamente, per verificare che non ci siano situazioni di necessità o disagio, visto che molte persone del nostro gruppo vivono sole. Facciamo colloqui telefonici anche con i familiari, che in alcune situazioni hanno bisogno di un sostegno. Alcune situazioni di disagio si stanno infatti acutizzando per svariati motivi: convivenza forzata con familiari con cui si hanno rapporti conflittuali, sospensione di tutte le attività quotidiane (oltre alle nostre, sono stati sospesi tutti i tirocini lavorativi, gli inserimenti con il Servizio di Integrazione Lavorativa, la frequenza ai centri diurni ecc.), limitazione della libertà, pochi incontri sociali. Verifichiamo anche se ci siano necessità più concrete, come il bisogno di un aiuto per fare la spesa o per contattare i medici per avere le prescrizioni dei farmaci, e segnaliamo eventuali situazioni di difficoltà ai medici curanti. Anche i volontari hanno un ruolo chiave in questa fase: sono molto attivi telefonicamente, chiamano e scrivono messaggi quotidianamente. In questo modo, nell’arco della giornata, le persone possono ricevere più telefonate da più voci e in diversi momenti della giornata e ciò alleggerisce ulteriormente il senso di solitudine e isolamento”.

E all’occorrenza ecco che vengono in soccorso le nuove tecnologie: “Matteo, il nostro psicologo tirocinante, ha registrato un tutorial per insegnare a fare le videochiamate con WhatsApp. In questo modo possiamo anche vederci e sentirci così più vicini”.

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