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La casa, un’àncora per affrontare le tempeste

La casa, un’àncora per affrontare le tempeste

Il piccolo Islam è nato meno di un anno fa all’ospedale San Bortolo di Vicenza. Un evento, per mamma Fatima, papà Aziz e la sorellina Arwa, accompagnato da una forte preoccupazione, perché Islam, come avevano predetto le ecografie, è venuto alla luce con una forma piuttosto invasiva di labiopalatoschisi, ossia l’associazione tra il cosiddetto labbro leporino e la fessurazione del palato. Islam respirava a fatica, non riusciva a prendere il seno, veniva nutrito tramite un sondino. Le prime tre settimane di vita trascorse nel reparto di terapia intensiva e poi, una volta stabilizzato il quadro clinico, le prime due operazioni per la saldatura del labbro e del palato.

Oggi Islam sta bene, è un bambino vispo e in salute che mangia senza problemi, in attesa della terza e definitiva operazione. Ma se non fosse stato per l’aiuto ottenuto dal servizio-segno Caritas “Social housing”, attraverso il progetto “Per un abitare possibile” di Caritas Diocesana Vicentina, realizzato dall’ente gestore Fondazione Diakonia Vicenza ETS, la famiglia di Islam non avrebbe potuto affrontare con la medesima relativa serenità quel complicato periodo. Per il semplice fatto che non avrebbero avuto una casa in cui vivere.

Il progetto “Per un abitare possibile”

Finanziato da Caritas Italiana con fondi 8xmille CEI, il progetto “Per un abitare possibile” ha inteso supportare anche nel 2025 almeno 600 persone, sul territorio della diocesi di Vicenza, in condizione di difficoltà abitativa (o addirittura senza dimora) e/o in povertà energetica, per accompagnarle a una vita dignitosa.

La famiglia di Islam è stata tra le beneficiarie di questa forma di aiuto, come spiega papà Aziz, raccontando la propria storia: “Dal Marocco, sono arrivato per la prima volta in Italia nel 2002, alla ricerca di un lavoro. Sono rimasto otto anni a Roma, per poi trasferirmi in Francia, dove però non mi sono trovato molto bene. Quindi la scelta di tornare in Marocco, dove ho conosciuto Fatima. Nel 2016 ci siamo sposati ed è nata Arwa. La necessità di un lavoro che potesse mantenere tutta la famiglia mi ha però nuovamente spinto in Italia, questa volta a Sondrio. Nel 2021 Fatima e Arwa mi hanno raggiunto, ma la città lombarda, per via del rigido clima invernale, non faceva molto per loro. Da qui la decisione di trovare un impiego e una sistemazione altrove e il destino mi ha portato a Vicenza, prima come metalmeccanico e poi, ed è ancora il mio attuale lavoro, in un’azienda che stampa le confezioni per i medicinali. Per un lungo periodo sono stato ospite di alcuni cittadini del Bangladesh e tornavo ogni 15 giorni a Sondrio da mia moglie e mia figlia. Non riuscivo però a trovare un alloggio a Vicenza e dintorni, pur avendo ormai un contratto a tempo indeterminato. È stato a quel punto che ho deciso di rivolgermi, per un aiuto, alla Caritas. Il servizio ‘Social housing’ mi ha messo a disposizione un alloggio in Casa Beato Claudio Granzotto a Vicenza, il che mi ha permesso di far venire qui la mia famiglia”.

L’ingresso di Casa Beato Claudio Granzotto

Il servizio, nello specifico, è rivolto a persone e famiglie che vivono un’emergenza abitativa di carattere temporaneo. Offre, infatti, un’accoglienza della durata di sei mesi, eventualmente rinnovabili per altri sei, per un massimo di un anno, e le persone accolte devono avere un lavoro (o una pensione) che garantisca loro il sostentamento.

“Durante la nostra permanenza a Casa Beato Claudio – continua Aziz –, io e Fatima non abbiamo mai smesso di cercare un alloggio autonomo, anche tramite agenzie, ma abbiamo sempre trovato le porte chiuse. Durante il secondo semestre di accoglienza, Fatima ha avuto la seconda gravidanza ed è stato in vista della scadenza del contratto che, dalle ecografie, sono emersi i seri problemi che Islam avrebbe dovuto affrontare alla nascita. Gli operatori Caritas hanno dimostrato la massima comprensione rispetto ai momenti difficili che avremmo da lì a poco dovuto affrontare senza un’abitazione. Ci hanno quindi consentito di rimanere a Casa Beato Claudio per altri sei mesi. Ed è stata la nostra àncora”.

Una nuova vita

Gli ulteriori sei mesi di accoglienza, resi possibili grazie al progetto “Per un abitare possibile”, hanno permesso ai genitori non solo di assistere in modo più adeguato il piccolo Islam, ma anche di perfezionare le pratiche per l’ottenimento di un alloggio ATER. La domanda è andata a buon fine e oggi Aziz, Fatima, Arwa e Islam vivono a Thiene, con un nuovo sentiero di speranza apertosi davanti a loro.

“Dopo mesi molto duri, finalmente stiamo attraversando un periodo di tranquillità – racconta Aziz –. Il lavoro procede bene e possiamo progettare il nostro futuro, tra nuovi sviluppi professionali e il sogno di avere una casa di proprietà. Non posso che ringraziare Caritas e gli operatori di Fondazione Diakonia Vicenza ETS per tutto quello che hanno fatto per noi. L’abitare, per noi, non è stato solo possibile. È stato concretamente salvifico”.

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