570470507213052 Sostegno psicologico: un aiuto rivolto a tutti - Caritas Vicenza

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Sostegno psicologico: un aiuto rivolto a tutti

Sostegno psicologico: un aiuto rivolto a tutti

Serena Bimbati, psicologa psicoterapeuta, frequenta gli ambienti di Caritas Vicentina dal 2004, quando, incuriosita dalla realtà del gruppo di auto mutuo aiuto per la salute mentale “Davide e Golia”, che aveva conosciuto quasi casualmente in quel periodo, chiese di poter fare un tirocinio.

In quegli stessi anni si vede crescere, nel vicentino, la domanda di aiuto in ambito psicologico, ma anche la difficoltà delle persone ad accedere ai servizi pubblici, a causa delle lunghe liste di attesa, o ai professionisti privati, per le ristrettezze economiche in cui versano: nasce così, il 7 maggio 2008, il servizio di “Sostegno psicologico”, frutto di un lavoro di squadra e di pensiero tra diversi professionisti che già appartenevano al mondo Caritas. Da allora Serena coordina il servizio.

“Il servizio prevede un primo contatto telefonico durante il quale si cerca di capire che tipo di aiuto si può dare. Quindi avviene un colloquio su appuntamento, durante il quale la volontaria psicologa (psicoterapeuta o specializzanda) che incontra la persona analizza la situazione. Poi valutiamo insieme in che modo proseguire. Alle volte si rivolgono a noi persone che non sanno bene chi contattare e, avendo fiducia nella Caritas, ci chiamano. A seconda delle possibilità di queste persone, valutiamo se proporre altri colloqui qui da noi, fino a un massimo di cinque, o se indirizzarle ad altri servizi pubblici, con competenze specifiche in quell’ambito, o a professionisti privati a tariffa agevolata con cui siamo in contatto”.

Si incontrano sempre più spesso situazioni di grave sofferenza.

“Tante persone che vengono qui non hanno relazioni famigliari, sono sole, magari senza lavoro e senza una casa, il che amplifica ulteriormente i disagi psichici che possono avere. È fondamentale allora lavorare in sinergia con altri servizi Caritas o enti esterni per costruire insieme, quando ci sono le condizioni, dei progetti di accompagnamento che vadano incontro alle esigenze di chi è nel bisogno”.

Una fascia di età che sta particolarmente a cuore a Serena sono i più giovani.

“Negli ultimi anni abbiamo riscontrato un abbassamento dell’età media di richiesta di aiuto al nostro servizio. Ci sono diversi ragazzi – da noi possono venire solo i maggiorenni – che magari non vogliono parlare dei loro problemi con i genitori e che non hanno risorse economiche per andare da professionisti privati e, quindi, ci contattano. In rete con altri servizi stiamo riflettendo su questo fenomeno e pensando a proposte che vadano incontro alle difficoltà di questa fascia di età”.

Ma insieme a tante difficoltà, non mancano le sorprese e i lati positivi.

“Ci sono persone che arrivano da noi per disagi psicologici di vario genere e quando iniziano a stare meglio, spesso per gratitudine, decidono di dedicarsi agli altri diventando a loro volta volontari Caritas in altri servizi-segno o per altri enti. Questo per noi significa molto: una relazione di aiuto che ha saputo diventare relazione di comunità”.

Ad aiutare Serena, oltre ad alcune psicologhe volontarie, da qualche mese c’è anche Matteo Pellegrini, 24enne di Carré, laureato in Psicologia, che per un anno sarà tirocinante alla Caritas.

“Conoscevo alcune iniziative come ‘Quelli dell’ultimo’, a cui avevo partecipato, e avevo fatto in passato altre esperienze di volontariato. Ho scritto alla Caritas perché desideravo mettermi alla prova in un contesto come questo. Mi piace l’idea che la psicologia possa essere a servizio delle fasce più povere. Di solito solo chi può permetterselo ricorre allo psicologo, perché in effetti i costi non sono alla portata di tutti e questo non è un campo ritenuto poi così importante, per molti”.

Matteo è rimasto colpito in maniera particolare dallo stile di Caritas: un modo di prendersi cura delle persone con progetti personalizzati e l’interazione di più servizi.

“Quando ci si dedica davvero agli altri, non limitandosi a svolgere il proprio compito in maniera ‘tecnica’, la complessità sicuramente aumenta, ma anche la possibilità di ottenere risultati migliori. È un peso maggiore, ma sto capendo che ne vale la pena”.

Un’esperienza che per la formazione di Matteo sarà molto preziosa.

“Sto imparando a relazionarmi con persone che hanno davvero gravi disagi, tocco con mano un’umanità ai margini che se non avessi deciso di fare questa esperienza in Caritas probabilmente non avrei mai pensato che esistesse”.

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