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In occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2021, grazie alla collaborazione di numerose associazioni vicentine si terranno a Vicenza due eventi accomunati dal titolo/tema: “Rifugiati: riscopriamo il volto dell’ospitalità”. Un incontro di testimonianza il 17 giugno e una veglia ecumenica di preghiera il 23 giugno: in entrambi gli appuntamenti si cercherà di dare voce, visibilità e consapevolezza rispetto ai movimenti migratori che attraversano la cosiddetta “rotta balcanica”, e alle storie di quanti si spostano alla ricerca di un luogo da ri-chiamare casa.

Ecco nel dettaglio il programma e gli ospiti dei due appuntamenti:

Giovedì 17 giugno – ore 17.30

Chiostro del Tempio di San Lorenzo

Voci dai Balcani. Testimonianze di ieri e di oggi.

Intervengono

Giulio Saturni (Associazione One Bridge to Idomeni)

Marco Carmignan, Davor Marinkovic e Lorenzo Scalchi (realizzatori Progetto Reznica)

Modera Fabio Valerio (Associazione Centro Astalli Vicenza)

Mercoledì 23 giugno – ore 20.30

Chiesa di Santa Bertilla (via Ozanam, 1)

Rifùgiati in casa, rifugiàti in fuga senza casa

Veglia ecumenica di preghiera “Morire di speranza”

con la testimonianza del fotoreporter Alessandro Dalla Pozza

Gli appuntamenti, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, nascono dalla collaborazione di Associazione Centro Astalli Vicenza, Associazione Presenza Donna, Caritas diocesana vicentina, Chiesa evangelica metodista di Vicenza, ACLI Vicenza, Non Dalla Guerra, Unità Pastorale Porta Ovest in Vicenza, Cooperativa Pari Passo, Comunità di Sant’Egidio, La Voce dei Berici, Centro Culturale San Paolo.

Consulta il depliant dell’iniziativa

 

Approfondimento tematico

Con la pandemia ci siamo trovati ad affrontare una serie di crisi socio-economiche, ecologiche e politiche gravi e interrelate. Oggi è urgente generare soluzioni nuove, più inclusive e sostenibili per costruire un futuro un cui al centro ci sia il bene comune, sorretto dal rispetto dei diritti umani e dal principio di uguaglianza.

Se vogliamo uscire da questa situazione migliori è urgente ideare forme nuove e creative di partecipazione sociale, politica ed economica, che siano sensibili alla voce dei migranti e impegnate a includerli nella costruzione del nostro futuro comune.

Per trasformare l’emergenza in cambiamento la cura non può limitarsi all’isolamento delle comunità, ma deve essere un processo di trasformazione politica che passa per la partecipazione collettiva e la fiducia reciproca. Ce lo ricorda papa Francesco quando ci dice “perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile, nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno personale e collettivo (…) che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso”. (Messaggio per la 107° Giornata del Migrante e del Rifugiato 2021)

Celebrare la Giornata del Rifugiato 2021, a 70 anni dalla nascita della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951, è l’occasione per ripensare la nostra visione del mondo, per mettere finalmente in atto processi generativi di una nuova definizione di protezione internazionale che si basi su un rinnovato desiderio di pace tra i popoli e pervada il nostro agire e le nostre relazioni con i migranti.

Chi fugge da guerre, persecuzioni, gravi ingiustizie sociali e calamità naturali, ogni giorno compie passi verso un futuro diverso. Quel futuro che oggi siamo chiamati a costruire partendo da una nuova definizione di “noi”. I rifugiati lo sognano ogni giorno, da quando hanno lasciato la loro terra in cerca di un luogo in cui non sentirsi pietre di scarto ma protagonisti di un nuovo umanesimo e abitanti a pieno titolo di un’unica casa comune.

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